Crescere e perdere i sogni?

Non scrivo da una vita in questo blog… Ne in questo ne in altri. Ne in chat. Ne in forum. Ero un ragazzo connesso a internet ogni giorno per ore, e scrivevo scrivevo scrivevo. Qui su questo blog, in chat con tanti “amici”, veri o presunti che fossero, su forum di ogni genere con gente che condivideva le mie passioni per la musica, il cinema, i videogames.

Mi sento tanto cambiato in questo lungo periodo di assenza dal blog, per certe cose in meglio, per altre in peggio. Vorrei dire di essere cresciuto, ma se da un lato mi sembra non spetti a me dirlo, dall’altro ho paura che sia la verità…

Questi ultimi due anni sono stati pieni. Esperienze su esperienze: il primo bacio (ebbene si, ho dovuto aspettare i 22 anni per darlo (o meglio riceverlo), e ora che sono sufficientemente lontano da quegli avvenimenti posso ammetterlo), ma anche la repentina fine di quella storia all’apparenza tanto bella e lanciata. L’inizio di un’altra, che si è rivelata complicata e difficile per me per motivi che mai ho ben capito. E poi l’univerisità: un primo anno disastroso, in cui davvero non sono più stato in grado di riconoscere il me stesso delle superiori. Ero uno studente diligente, bravo, intelligente. Mi sono sempre impegnato per dare il massimo. All’università ho studiato cose che già ho studiato in precedenza, e altre nuove che mi appassionano. E allora perchè risultati così scarsi? Perchè tanta fatica ad affrontare lo studio, quando in fondo vedo che potrei farcela come ho sempre fatto? Dove sei, Andrea?

Un secondo anno di università che praticamente è significato ripetere il primo: meglio, ma niente di ecclatante. Dove sei, Andrea?

Ora sono al terzo/secondo anno (terzo effettivo, secondo come esami) e le difficoltà ci sono di nuovo tutte.

Dove sei Andrea di un tempo anche per altre cose… Dov’è il bisogno di comunicare le tue riflessioni? Non crediate che non ne abbia mai più fatte durante l’assenza da queste pagine. Le ho fatte eccome. Solo che non trovavo mai il tempo per scriverle, anzi, neanche il tempo per fermarmi a rifletterci sopra, al contrario di un tempo, quando pensavo, pensavo, pensavo.

E un tempo pensando così tanto nascevano le storie dei miei racconti, i post di questo blog, le idee per i film.

Ho iniziato anche a lavorare un pò, a fianco all’università. Costo tantissimo ai miei genitori, e almeno in parte voglio restituire un pò dei soldi che mi danno…

Ho iniziato palestra, una cosa che non avrei mai creduto di fare tempo fa, per prendermi un pò cura di me, anche perchè se non faccio quello per altre attività sportive serie difficilmente troverei il tempo…

Però ho anche delle cose buone: ho un gruppo di amici che almeno per ora appare ben saldo. Siamo tutti diversi, eppure siamo perfetti l’un l’altro. E anche con loro potrei sprecarmi in elenchi di esperienze.

E che dire dei 9 mesi durante i quali ho avuto un gruppo con cui cantare? Sono stati più preziosi di 3 anni di scuola di canto, e sono stati un’esperienza magnifica, purtroppo finita.

O del programma tv cui ho partecipato quasi un anno fa, ennesimo tentativo allo sbaraglio di mettermi alla prova davanti alle telecamere, e di mettermi in gioco?

E poi il carattere… Mi sembra di essere quasi diventato cinico. Non è che non soffra o non sia felice. Ma sento molto meno le emozioni. Ascolto la gente e commento o cerco di dare conforto come ho sempre fatto. Capisco. MA non mi sento più una partecipazione attiva e personale come una volta, quella particolarità che mi rendeva tanto speciale e prezioso agli occhi della gente. Ho visto più morti in questi ultimi due-tre anni che in tutti gli altri anni della mia vita, ma almeno fin’ora la morte non mi ha scalfito come avrei creduto. Guardo film o leggo libri che sento piacermi, sotto sotto, ma non provo più emozioni forti come un tempo. Ascolto gli amici se hanno bisogno, ma mi rendo conto di non avere più una soluzione pronta, se non quelle semplici, fredde e banali che suggerisce la logica. Ho coraggio da dare agli altri, ma spesso non ne ho più per me.

E la mia immaginazione sembra sepolta. La sento che è ancora lì, viva, ma non so come tirarla fuori, e a volte quasi mi prende il panico perchè voglio trovare qualcosa con cui scavare e tirarla fuori…

Ho notato insomma che ora ho sicuramente molta più vita reale come bagaglio personale: lavoro, università, amici, amore, canto, ecc. Ma con essi è diminuita vertiginosamente la creatività (poco tempo e ispirazione per la mia serie di libri fantasy, nessuna idea veramente buona per i film), e sopratutto il tempo per fermarmi a osservare, capire, riflettere… SOGNARE.

In mille film per ragazzi gli adulti vengono dipinti come occupati, non si fermano ad ascoltare, non si fermano a riflettere. Non hanno più la capacità di sognare, e in ogni caso provano emozioni molto più basse di quelle di un giovane.

Se non avere il tempo di fermarsi, di pensare a se stessi e a chi vogliamo bene vuol dire crescere… Se essere responsabili e rinunciare ai propri sogni vuol dire crescere… Se provare poche sporadiche emozioni vuol dire crescere… BELLO SCHIFO.

Sono affetto da sindrome di Peter Pan? Forse… E non ho intenzione di rinunciarci.

Scrivere qui è un primo tentativo di ritrovare me stesso. Lavorare sul libro fermo da tempo è un’altra cosa che ho intenzione di fare. Aiutare una mia amica a realizzare un suo cortometraggio forse mi aiuterà a tornare attivo sul fronte recitazione/regia. E al canto non rinuncio, e la mia unica valvola di sfogo.

TORNERO’!

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